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L'incidente di Forrest PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra   

Venerdì 19 febbraio 2010.

Una giornata come tante.

Ci si alza, la colazione, lo sgambamento dei cani e poi via, chi al lavoro e chi a scuola. Alla televisione davano il numero per avere via sms l’oroscopo, per essere informati sull’andamento della giornata….ma chi lo vuol sapere come va la giornata? Meglio di no, mi dico…

Circa all’una aspetto la telefonata di Fede per sapere come è andata la giornata scolastica.

Aspetto ma il telefono non suona….forse è in ritardo.

Finalmente chiama, ma quella al telefono è una voce in preda al panico, ma che succede???

Cerco di capire, in breve mi spiega che non sa come fare perché Forrest è rimasto intrappolato tra le sbarre. All’inizio non avevo ben focalizzato la gravità della cosa e lo incito a provare di aiutarlo per liberarsi, piangendo mi dice che aveva già provato ma non riusciva.

 

Mollo il lavoro e mi precipito a casa. Come posso descrivere l’insieme di panico, angoscia, disperazione che abbiamo provato in quei momenti? 
Forrest questa volta l’aveva combinata davvero grossa, per la prima volta aveva forzato le sbarre dalla parte del giardino, forzando prima quelle che davano nel box di Lice per passare alle altre, ma probabilmente non le aveva aperte a sufficienza. Era riuscito a passare dall’altra parte fino al bacino, ma quest’ultimo non era riuscito a passare ed era rimasto imprigionato finendo nella parte non allargata delle due sbarre, che era strettissima, circa 7 cm. Probabilmente era rimasto appeso a mezz’aria così per diverse ore, rimanendo a ciondoloni senza appoggio con la testa in giù. Quando sono arrivata era in iper-ventilazione, la lingua ormai era bianco-grigiastra ed era una maschera di bava. A tratti dal dolore mordeva l’aria in qua e in là. Le zampe davanti non erano più tese a cercare un appoggio ma erano ripiegate indietro, orami esausto non si muoveva più. In preda al panico ho provato da dietro a chiudergli le anche per farlo passare ma non c’era verso, il corpo in avanti era troppo pesante per poter tentare qualsiasi manovra dietro nel bacino. Dal davanti prendendolo su cercavo di tirarlo, chiudendogli le anche ma anche così non passava. Nonostante la sua paura, il suo dolore non mi ha mai provato a mordere una sola volta. 
Improvvisamente l’ho lasciato con un appoggio di una sedia e ho iniziato a correre in strada in cerca d’aiuto. Fortunatamente i vicini di casa c’erano e si sono precipitati non capendo cosa gli stessi gridando. Ero veramente fuori di testa. 
In due uomini non riuscivano ad aprire di più le sbarre, ed io che piangevo e gridavo, Forrest che era sempre più abbandonato. Momenti interminabili, la paura di non farcela…
Con una leva abbiamo divelto una sbarra e pian piano lo abbiamo steso a terra. Continuava ad ansimare, le pupille dilatate al massimo, i baffi improvvisamente aperti e drizzati. Ho pensato che il cuore gli cedesse. Lo abbiamo calmato con dei massaggi e delle carezze, con parole calme…
Mio figlio in tutto questo è stato fantastico, nonostante il suo panico non si è mai perso d’animo, correva da una parte all’altra del box per aiutarci, lo sosteneva e una volta a terra se l’è stretto forte riempiendolo di carezze. Intanto mio marito, anche lui lasciato il lavoro, si precipita a casa, in moto in mezzo ad un acquazzone incredibile e tra la pioggia e i lacrimoni andava quasi alla cieca. Quando è arrivato ha trovato Fede a sedere per terra che stava accarezzando Forrest e gli parlava in continuazione...
Fede e Forrest già da tempo hanno trovato la simbiosi giusta, ma credo che questo episodio li abbia legati ancora di più...
Dopo mezz’ora ha iniziato a respirare leggermente meno e solo dopo abbiamo capito la gravità di quello che era successo. Forrest non camminava più, non si tirava più su. Pareva paralizzato.
Disperazione su altra disperazione.
Se la colonna vertebrale era rotta purtroppo non c’era nulla da fare…
A volte ti ritrovi a pensare a quando i tuoi compagni a 4 zampe non saranno più con te, forse lo fai per scaramanzia e non per altro, poi quando ti trovi in una realtà in cui forse devi salutare per l’ultima volta uno del tuo branco, non vorresti essere lì, ti ripeti che non è a te che stà capitando. Non è possibile. Non può essere.
E allora ti passa per la mente tutto quello che hai fatto con lui, tutte le gioie che ti ha dato e inizia a urlare. Urlare perché non deve essere così, perché sei disperata, perché lo ami e non vuoi che domani lui non ci sia più. Mai più….
Non so se capite quanto dolore si può provare….perché vi auguro di non provarlo mai.

Ti fermi a pensare a quando correva libero, con il suo modo meraviglioso di sfiorare appena il terreno, come se volasse.
Al modo dondolante di correre come un matto. A come saltava quando arrivavo a casa, felice del mio rientro…
Ricordo Oskar Dora che nel vederlo correre ne aveva elogiato la sua armonia.
I ricordi corrono veloci… Veloci come la macchina che viaggia verso la veterinaria e in quel lasso di tempo io e mio marito piombiamo in un silenzio di paura…era il suo ultimo viaggio?

Quando lo abbiamo messo sul lettino per le lastre non si muoveva, non è stato necessario anestetizzarlo. La colonna è risultata miracolosamente intatta, il bacino non si è rotto ma si è evidenziata una leggera lussazione ad un’anca che prima era perfetta come l’altra. Probabilmente lo sforzo per uscire da quella posizione. Nella pancia, sempre dalla stessa parte dell’anca, ha un grosso ematoma dove era a contatto con le sbarre, le interiora sono intatte anche se ha urinato sangue. I nervi hanno subito però una grave compressione. Punture antidolorifiche, speriamo in una ripresa, mi è stato detto che ci vorrà molto, molto tempo.
Forrest probabilmente ha perso per sempre la funzionalità di una zampa. Ma è vivo, è ancora con noi. 
Forse non la userà più, non correrà più, ma in tutto questo si è rivelato un cane fortissimo, sia di ossatura che di cuore. Davvero una roccia. Il primo giorno, quando l'umore era nero e Forrest stava male, era come non avere nessun altro clc. Silenzio totale in casa. Ombra era rimasta in sala e Lice sotto al tavolo in cucina. Per tutto il giorno. Quando abbiamo pranzato, momento in cui Lice si scatena come faceva da piccola Ombra famelica con il mangiare, Lice non si è mossa. Ci siamo guardati in faccia dicendoci che non era possibile, era la prima volta in 8 mesi che non si muoveva per fare la biricchina ed elemosinare. Ogni tanto Lice andava da Forrest e lo leccava sul muso e poi tornava a sdraiarsi. Ogni tanto puntava il naso su una parte dell'anca di Forrest....alla fine abbiamo trovato proprio in qual punto un taglio provocato dalle sbarre, forse dal lungo sfregamento.
La loro sensibilità è davvero grande.

Abbiamo fatto delle prove sulle zampe posteriori per verificare i danni. Dapprima abbiamo provato a fare il solletico sotto i polpastrelli, per finire ad un grosso pizzicotto sopra le dita della zampa. Nessun movimento apprezzabile. La paura era grande. Poi il secondo giorno su una zampa, quella messa meglio, si vedevano dei piccoli stimoli al solletico, si riesce ad alzare, ad usare un po’ la zampa posteriore sinistra, ma quella destra la trascina, quasi morta.
Dopo tre giorni il piccolo movimento si notava anche sulla zampa compromessa. Buon segno, i nervi non sono stati recisi.
Lo accompagniamo fuori, aiutandolo a camminare, lo sorreggiamo, mio marito lo porta in braccio ogni volta per le scale nonostante i suoi quasi 40 kg.
Non sarà più come prima, nemmeno il nostro amore sarà come prima, perché ora è molto, molto più forte. A distanza di una settimana dall’incidente ha ripreso l’uso della muscolatura della coscia, che oppone resistenza, ma i terminali nervosi e dei legamenti ancora no. Ora, oltre ai massaggi, si aspetta la bella stagione per fargli fare della piscina come riabilitazione. Non è sicura la ripresa dell’ultima parte della zampa.

In casa per evitare che scivoli con le zampe barcollanti posteriori, gli abbiamo messo i calzini anti-scivolo dei bimbi, e qualcuno giustamente l’ha chiamato…”due calzini”.
La sua vecchiaia ora veramente sarà tutta pantofole, copertina e poltrona. Ma non sapete che fortuna abbiamo avuto…..ora lui poteva essere sul ponte dell’arcobaleno. 

Vedere Forrest come si vede nel video, fa sicuramente tenerezza, ma nonostante il suo handicap, lui DEVE andare alla porta ad accogliere Federico che arriva da scuola... Appena entrato Fede quasi lo travolge perchè si accorge dei calzini, o meglio del calzino, perchè del secondo rimane ben poco... ora capiamo perchè alla mattina Forrest aveva i calzini e alle 13 NO... quella somara della LICE glieli aveva sfilati dalle zampe per farsi una merendina .... il filmato è stato fatto grazie alla web-cam, grande invenzione.